Parliamo spesso di prevenzione. Ma che cosa significa, oggi, prevenire in salute mentale?
Forse significa, prima di tutto, superare l’idea che prevenire coincida semplicemente con individuare il rischio quando questo è già manifesto.
La prevenzione comincia molto prima.
Comincia nella capacità di una comunità di riconoscere la sofferenza senza stigmatizzarla; nella possibilità di chiedere aiuto senza incontrare barriere; nella presenza di servizi accessibili e capaci di intercettare precocemente il disagio. Continua nella qualità delle relazioni, nella presa in carico, nella continuità tra ospedale e territorio e, soprattutto, nella capacità di non perdere le persone nei passaggi più fragili del loro percorso.
Prevenire non significa prevedere tutto. In salute mentale sappiamo quanto sarebbe illusorio pensarlo.
Significa piuttosto costruire condizioni nelle quali una persona possa trovare qualcuno, un professionista, un servizio, una rete, prima che la sofferenza diventi insostenibile.
Come SISISM crediamo che gli infermieri abbiano, in questo, una responsabilità particolare. Siamo spesso dentro la quotidianità delle persone, nei luoghi e nei momenti nei quali piccoli cambiamenti possono essere osservati, una parola può essere raccolta, un silenzio può essere ascoltato.
La prevenzione, allora, non è soltanto un insieme di procedure o strumenti di valutazione del rischio.
È anche presenza, relazione, accessibilità e continuità.
E forse una giornata come questa dovrebbe ricordarci soprattutto questo: la prevenzione del suicidio non appartiene a un solo giorno e nemmeno a un solo professionista.
Appartiene alla responsabilità quotidiana di un sistema di cura e di una comunità capaci di non lasciare sola una persona nel momento in cui diventa più difficile chiedere aiuto.

